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21 julio

repressione (scolastica).

L'agresta ha ideato un punto del regolamento scolastico tutto per me.

Lo potete leggere qui: http://www.liceomachiavelli.it/modules/Circolari/circolari/Patto%20di%20corresponsabilita.pdf

Pagina 5 Punto 4.

Ora, siccome questo coso lo dovrete firmare voi, voi studenti, non i vostri genitori, io e Tony abbimo ideato una forma di protesta "alla Gandhi", ossia che tutti voi, quando dovrete, si dovrete perchè sarete obbligati, firmare quel documento sbarriate il punto 4. Facciamolo tutti e forse capiranno.
16 julio

repressione.

Era ovvio.
Ci sono voluti 7 anni di processo per arrivare all'ovvia conclusione che gia' tutti immaginavamo gia' dal giorno successivo a quel mostruoso 22 luglio 2001.
Nessun poliziotto in galera.
30 assolti e 15 condannati a pene ridicole, che non sconteranno mai grazie alla prescrizione. Sette mesi fa', invece, i 25 manifestanti accusati si presero un totale di 100 anni di carcere.
E' inutile scrivere altro...


AGGIORNAMENTO: Almeno lo sbirro bastardo che ha messo le molotov nella diaz tentando di farle sembrare come appartenute ai manifestanti si è preso 5 anni di carcere.
11 julio

riflessione.

Io sostengo il diritto alla vita.

Esatto. Proprio così. Sconvolti starete esclamando "Non ci credo". Ma è così.

Innanzitutto analizziamo la parola stessa: Diritto, cioè (molto semplificatamente) il potere di fare qualcosa che sia tutelato da norme giuridiche e/o morali. Alla, vabbè è una preposizione. Vita, ecco, qui sta il nodo della questione. Avere il diritto alla vita significa avere il diritto di vivere, e vivere, almeno per gli uomini, significa fare qualcosa, agire, pensare. Pensare. Non è roba da tutti i giorni. Ebbene, io sostengo che se una persona non pensa, non vive.

Io sostengo il diritto alla vita, già. La vita è ciò di più prezioso abbiamo, è l'unica cosa che non dobbiamo dividere con nessun altro. Eppure, c'è ancora qualcuno che sostiene che io non possa fare quello che voglio della mia vita. La MIA vita. Se per qualche ragione voglio porle fine, non posso, perchè andrò all'inferno. Se per qualche ragione voglio che gli sia posta fine, non posso, perchè sarò dannato per l'eternità. Ebbene, sappiatelo, potete andarvene tutti a fare in culo, con le vostre prediche sul diritto alla vita. La vita blablabla, la vita qua, la vita là. No. La vita è mia e decido io cosa farne.

Io sostengo il diritto alla vita, il vero diritto alla vita. Il diritto di fare quello che voglio della mia unica esistenza.

P.S.: Consideratelo una specie di testamento. Se io disgraziatamente andrò mai in coma irreversibile, in stato vegetativo, o in un qualunque stato in cui mi sia impossibile ponsare, o più semplicemente godermi quella vita che ormai avrò perso, uccidetemi. Anzi, meglio, smettetela di farmi soffrire.

canzone del giorno: Wretched - Come un cappio.
04 julio

Rise Against - Paper Wings

  

One last thing I beg you please just before you go
I've watched you fly on paper wings halfway around the world
Until they burned up in the atmosphere and sent you spiraling down
landing somewhere far from here with no one else around
to catch you falling down
and I'm looking at you now

and I can't tell if you're laughing
between each smile there's a tear in your eye
there's a train leaving town in an hour
it's not waiting for you, and neither am I

"Swing for the fences, son" he must have told you once
but that was a conversation you took nothing from
so raise your glass now, lets celebrate exactly what you've done
just put off another day of knowing where you're from
you can catch up with yourself if you run...

and I can't tell if you're laughing
between each smile there's a tear in your eye
there's a train leaving town in an hour
it's not waiting for you, and neither am I

is this the life that you lead,
or the life that's lead for you?
will you take the road that's been laid out before you?
will we cross paths somewhere else tonight?
somewhere else tonight...

and I can't tell if you're laughing
between each smile there's a tear in your eye
there's a train leaving town in an hour
it's not waiting for you, and neither am I
[x2]

EDIT: La mia nuova canzone preferita.


se avete tempo.

Che Berlusconi sia agli antipodi del liberalismo ormai non è mistero per nessuno. E, per rendersene conto, non c'è neanche bisogno di scomodare la satira di un Travaglio. Dico "un" non per emblematizzarlo, ma perché effettivamente è l'unico a fare satira in Italia. Come disse Benigni, Berlusconi è uno e trino: presidente del Consiglio, presidente di Mediaset e presidente del Milan. Travaglio è uno e basta. Vince Berlusconi per tre a uno. Niente Travaglio, dunque: le sue cattiverie da forcaiolo fascista risultano giustamente irritanti ad un partito moderato come il PdL. Piuttosto, guardiamo noi stessi in faccia alla realtà.
Berlusconi non è liberal, Berlusconi è un bolscevico dei più rossi. Chi ha scelto in passato, e confermato per la presente legislatura, come ministro dell'economia? Tremonti. Tremonti il colbertista, quel no-global d'altri tempi che, pur di arginare la sleale concorrenza della Cina capitalista propone pesanti dazi doganali. Adam Smith si rivolterebbe nella tomba. Diciamo che, più che di stimolare il libero mercato, Tremonti si cura di proteggere l'impero chiuso Mediaset/Mediolanum, quella terra di mezzo che forse, senza apporti esterni non proprio leciti (chi ha detto P2?) si sarebbe inabissata da tempo. Ma a quel punto staremmo parlando di un'altra storia, e io non starei scrivendo ciò di cui invece sto scrivendo.
Ancora, la censura. Con un editto propriamente bulgaro (mica americano, o svedese, o britannico), e non solo per motivi geografici, ha tappato la bocca a quei pochi giornalisti che lo avversavano, imputando loro un uso criminoso della tivù pubblica. Vero, perché, come sappiamo, nell'accezione prettamente sovietica, l'aggettivo pubblico non significa di tutti, ovvero inteso a promuovere un diritto collettivo (il diritto alla verità, nella fattispecie); significa filogovernativo, funzionale alla conservazione del regime.
Propaganda e culto della personalità: questi i punti cardine dello Stalinismo ortodosso, questi i punti cardine del Berlusconismo militante.
Per quanto riguarda il primo punto, tuttavia, il confronto tra Stalin e Berlusconi è impietoso: il primo disponeva di un solo giornale di partito, Belli Capelli non si accontenta mica di una semplice Pravda. Libero (sic!), il Giornale, l'intero gruppo Mondadori, senza contare il supporto televisivo (Stalin se li sognava tre canali ad uso personale). In una situazione siffatta, controllare e plasmare le masse diventa ben più agevole che non in un regime come quello sovietico, che infatti alla lunga è entrato in crisi, fino all'inesorabile crollo. Nel momento in cui puoi far credere ai tuoi sudditi-elettori tutto e il contrario di tutto - perfino che Mangano sia un eroe e che Biagi se ne sia andato di sua sponte, tanto per dirne due a caso - non hai neanche bisogno dei Gulag, perché sarà la popolazione stessa a rinchiudersi spontaneamente in una realtà fittizia, in un campo di concentramento mentale in cui la munnezza di Napoli, l'inflazione, la criminalità, appaiono e scompaiono a seconda di chi è al governo. Ecco perché l'esercito che pattuglia le strade non è da leggersi in chiave orwelliana (non ci sono oppositori al regime da reprimere, ormai sono stati tutti lobotomizzati), ma come una semplice mossa demagogica, volta a dare un senso di sicurezza al popolino, spaventato dalla microcriminalità. Sotto questo punto di vista, Stalin, ma anche teorici del totalitarismo come Orwell, Huxley e Bradbury, con le loro distopie macchinose e improbabili, avrebbero molto da imparare dal nostro Presidente, il quale ha dimostrato che per instaurare un regime non sono necessarie microspie o che altro (anzi, le intercettazioni le vuole eliminare), ma basta spiattellare un po' di culi e tette in prima serata.
Poi, il culto della personalità. Tratto peculiare della dittatura sovietica (al solito Stalin, tanto per dire, venne attribuita nei libri di storia l'invenzione dell'acciaio), è stato fatto proprio e portato alle estreme conseguenze da Berlusconi, proprio grazie al supporto mediatico di cui parlavo. Meno male che Silvio c'è è l'espressione più rappresentativa della situazione che stiamo vivendo: le speranze della gente non vengono più riposte nelle istituzioni democratiche, ma in una sola persona, quell'uomo della Provvidenza biasimato da Montanelli il fascistone (come Travaglio, appunto). Egli ci salverà dalla miseria, rendendola lo status quo e annullandone così la percezione di massa. Egli ci salverà dagli immigrati brutti sporchi e cattivi, che vengono a rubarci il lavoro e stuprare le nostre donne, anche se, alla lotta contro i ladri di polli, non corrisponderà una tolleranza zero nei confronti dei ladri di Stato, che, in quanto espressione, appunto, dello Stato, e quindi del Bolscevismo stabile, devono anzi essere protetti dalla magistratura nera e controrivoluzionaria, tramite opportune leggi garantiste. Ci salverà altresì dalla Mafia, integrandola una volta per tutte e in via ufficiale nel quadro istituzionale, e rendendo in tal modo i suoi traffici non più concorrenziali allo Stato (il che sarebbe qualcosa di deprecabilmente liberomercatista), ma Stato stesso, e quindi profitto pubblico, nel pieno dello spirito statalista di urssiana memoria.

P.S.: Ringrazio colui che l'ha scritto.