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November 30 FAQ. Per favore, il prossimo che dice che siccome sono Anarchico allora non voglio le leggi ma il chaos e la legge del più forte almeno si legga la pagina di wikipedia della suddetta filosofia politica (e di vita), che così si eviterebbe di fare enormi figure di merda. Grazie. Anarchia è l'insieme di rapporti non-autoritari che individui e collettività scelgono per relazionarsi fra loro. Anarchia è anche la ricerca e sperimentazione di una organizzazione sociale orizzontale che si pone in totale opposizione e alternativa concreta all'attuale sistema di potere che viene considerato dagli anarchici statale, autoritario, gerarchico, capitalistico, militaresco. Una società anarchica è una società che vuole basarsi sul libero accordo, sulla solidarietà, sulle libere associazioni, su federazioni, sul rispetto per la singola individualità che non volesse farne parte, secondo il principio che le decisioni valgono solo per chi le accetta. In una società anarchica si rifiutano quindi leggi, comandi,
imposizioni, principi fondati sul volere della maggioranza,
rappresentanze, discriminazioni, castighi, guerre come metodo per
risolvere contrasti, realizzando la gestione ed il superamento dei
conflitti attraverso assemblee di comunità o chiarimenti ed accordi tra
i diretti interessati. November 19 :PBreathe in for luck.
Breathe in so deep. This air is blessed, you share with me. This night is wild, so calm and dull. These hearts, they race, from self-control. Your legs are smooth, as they graze mine. We're doing fine. We're doing nothing at all. My hopes are so high that your kiss might kill me. So won't you kill me? So I die happy. My heart is yours to fill or burst, to break or bury, or wear as jewelry. Whichever you prefer. The words are hushed, "let's not get busted." Just lay entwined here, undiscovered. Safe in here from all the stupid questions. "Hey did you get some?" Man that is so dumb. Stay quiet, stay near, stay close, they can't hear. So we can get some. My hopes are so high that your kiss might kill me. So won't you kill me? So I die happy. My heart is yours to fill or burst, to break or bury, or wear as jewelry. Whichever you prefer. Hands down this is the best day I can ever remember. Always remember the sound of the stereo. The dim of the soft lights. The scent of your hair, that you twirled in your fingers. And the time on the clock, when we realized "It's so late!" And this walk that we share together. The streets were wet, and the gate was locked, So I jumped it, and let you in. And you stood at the door, with your hands on my waist. And you kissed me like you meant it. And I knew...that you meant it. P.S.: lo sapevi che l'avrei messa vero? :P è che ci sono rimasto davvero davvero straniato. :] November 14 In italia la giustizia non esiste. «Vergogna, vergogna». Come sette anni fa, davanti ai cancelli di
quella scuola. Con le stesse persone, gli stessi cori, in più soltanto
la stanchezza e la frustrazione di una attesa lunghissima e vana.
Mancano i lampeggianti e il cordone di carabinieri dagli occhi
spaventati che tenevano lontano i no global. Il resto è uguale a quella
notte del 21 luglio 2001. L'inizio e la fine, un cerchio che si chiude
perfettamente con scene e sgomento identici. La rabbia, «assassini,
assassini», qualcuno che cerca di lanciarsi in avanti, un caldo folle,
sudore e lacrime sui volti delle vittime definitivamente convinte di
aver sbagliato ad affidarsi alla giustizia. Oggi come allora. Due
Italie, una sempre più forte dell'altra, come dimostra il sorrisino di
superiorità del giudice Barone al partire dei cori, mentre si ritira
dopo la lettura del dispositivo che commina tredici condanne, quelle
che non contano nulla, 36 anni contro i 108 invocati dall'accusa,
sedici assoluzioni. E alle vittime lo sfregio di risarcimenti irrisori
(una media di 4.000 euro) rispetto alle richieste delle parti civili
(20.000 euro a testa). La sentenza fa a pezzi le tesi dell'accusa.
Avvalora in pieno la linea fin dall'inizio proposta dal Viminale,
quella delle poche mele marce in un cesto florido e sano. Le condanne
sono acqua fresca, sempre e comunque mitigate. Lasciano intravedere una
certa riluttanza nel propinarle, e la riduzione ai minimi termini della
gravità dei fatti. Ad esempio, il vicequestore Michelangelo Fournier,
quello della «macelleria messicana», prende due anni comprensivi di non
menzione, con le attenuanti prevalenti sulle aggravanti. Condannato, ma
giusto un poco. I magistrati avevano strutturato la loro requisitoria
in tre parti. Il VII Reparto mobile di Vincenzo Canterini, i funzionari accusati di aver firmato falsi verbali di perquisizione, sequestro e arresto, compresi quelli riguardanti le celebri molotov false, e i vertici apicali. È sempre apparso chiaro che il processo si sarebbe giocato sulla parte centrale. Il «taglio» del collegio giudicante è stato draconiano. Colpita solo la base della piramide. Gli unici a pagare davvero per la vicenda delle molotov false, che dovevano essere la prova regina della pericolosità dei 93 no global arrestati alla Diaz, sono stati i meri esecutori della parte iniziale dell'inganno, i soli riconosciuti. L'autista Michele Burgio, alla guida del defender che porta le false prove alla Diaz, il vicequestore Pietro Troiani, ex collega di Canterini, che le prende in consegna. Assolta la pedina seguente, il vicequestore Massimo Di Bernardini, che nel domino dell'accusa costituiva l'anello di congiunzione con la catena di comando di quella notte. Ma le anomalie nella gestione delle molotov cominciano infatti dopo che Troiani se ne spossessa, in un susseguirsi di comportamenti che è lecito definire irragionevoli. Ogni eventuale legame superiore è stato invece reciso: le false molotov furono una libera iniziativa di due oscuri gregari. La prova della colpevolezza dei vertici apicali di quella notte, Francesco Gratteri e Giovanni Luperi, non si è mai formata durante il processo. Ma le firme degli altri funzionari su verbali che attestano il falso sono sempre sembrate l'ostacolo più massiccio alla assoluzione di tutto il gruppo dirigente. In quattro anni e 170 udienze, la difesa non ha mai prodotto un teste che sostenesse la veridicità del contenuto di quei verbali. Nessun testimone. Ma anche qui la scelta dei giudici è stata minimale: l'élite dei funzionari italiani di Polizia si è fatta buggerare in massa dalle poche mele marce dei ragazzi di Canterini, ai quali va evidentemente riconosciuta una sagacia non comune. Fa male vedere un vecchio che urla e piange. Arnaldo Cestaro, 70 anni, una spalla rotta e tre operazioni per rimetterla a posto, inveisce contro lo Stato italiano, in piedi su una poltrona dell'aula bunker. Accanto a lui le altre vittime di quella notte, Lena Zulke, la ragazza tedesca che divenne l'immagine simbolo, una maschera di sangue portata via in barella. E poi tutti gli altri, un avvocato maturo e compassato come Vittorio Lerici che vorrebbe buttare la toga «per la delusione», e quel coro martellante, «vergogna, vergogna», i reduci no global attoniti, Vittorio Agnoletto spaesato come non mai. Il caldo che pulsa alle tempie, le urla, le ferite ancora aperte, il senso di ingiustizia. Come quella notte.
P.S: ringrazio il corriere per l'articolo in grigio, e Punk4free.org per un pezzo del testo in bianco che ho copiato pari pari perchè mi rappresenta appieno. November 07 Profumo. Lei è andata via. Non c'è più, non è più tra le tue braccia. Di lei è rimasto solo il profumo. Un profumo dolce, di vaniglia, acre, che allo stesso tempo ti fa gioire e temere. Di lei nel letto è rimasto solo il profumo. Il cuscino profuma di lei, le lenzuola profumano di lei. Chiudendo gli occhi si può credere che lei sia lì, accanto a te, ancora per un minuto, un secondo, un momento. Ma non è così. Lei è andata via. E ti ha lasciato solo un regalo. Il profumo. Il suo profumo. Avete presente quando un particolare profumo vi ricorda qualcosa di un momento passato? Ecco, la sensazione di quel momento è così. La sensazione di oggi è stata così. Sono andato via da lei, e, una volta entrato in casa, mi ha accolto uno strano profumo. Questo profumo mi ha fatto esattamente questo effetto, pensare che lei fosse lì, vicino a me, a tenermi per mano, e che ancora per una volta io potessi sentirla mia. Ma forse, in fin dei conti, questo profumo non esisteva neanche. |
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